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Tra Elizabeth Warren e le primarie del centrosinistra italiano.

In Glass-Steagall on 5 dicembre 2012 at 6:10

Obamam Consumer ProtectionElizabeth Warren sembra avercela fatta, farà parte della Commissione Bancaria del Senato USA.
La Warren rappresenta un temibile avversario per Wall Street, che aveva per l’appunto deciso di finanziare in maniera decisa il Sen. repubblicano Scott Brown del Massachusetts perché prevalesse sulla Professoressa che insegna ad Harvard.

Articolo http://www.huffingtonpost.com/2012/12/04/elizabeth-warren-banking-committee_n_2236898.html

video: Elezioni 2012 con Elizabeth Warren. Parlammo della Warren in questo post http://nobigbanks.it/2012/11/09/obama-2-0-nel-mirino-di-chi-vuole-riformare-il-sistema-finanziario/

In Italia invece con le Primarie del centrosinistra c’è stato il riavvicinamento di parte dell’elettorato alla politica, ma la qualità del dibattito non è stata all’altezza dei problemi che dovrà affrontare il prossimo Governo.

Di fatto, si sono concentrati su temi secondari ed inutili, spesso in chiave demagogica.
I candidati avevano la possibilità di stimolare il dibattito intorno ai tre temi veramente centrali per l’Italia, ma non hanno avuto il coraggio di farlo e così non hanno affrontato:
1) la reintroduzione della separazione tra banche d’affari e banche di deposito (sul punto, soltanto timidi accenni di Vendola e Renzi);
2) lo sviluppo del Meridione attraverso politiche di infrastrutturazione;
3) la rivisitazione del Fiscal compact e dell’ESM, che ci obbligheranno a tagli per circa 40 miliardi l’anno, ed all’ennesima radicale limitazione della sovranità economica (Vendola qualcosina ha detto…) e su cui si è fatto a gara a chi fosse meno distante da Monti.

In proposito segnaliamo uno splendido articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera: La strana pretesa dei liberisti. Chiedere alla sinistra di fare la destra.
http://www.corriere.it/opinioni/12_dicembre_04/mucchetti-strana-pretesa-liberisti_81b7352a-3deb-11e2-ab02-9e37f2f89044.shtml#.UL3uhqn85fU.facebook

Mucchetti dà un’interpretazione meno banale della vulgata che vuole l’amico di Davide Serra contro l’ “apparato”, individuando le questioni spinose che per l’appunto, come dimostra la Warren, renderebbero più pregnante il dibattito in Italia:

1) si vorrebbe che il centrosinistra diventasse liberista in assenza di una fazione liberista organizzata in partito. C’è un tentativo di egemonia culturale che vorrebbe bloccare il dibattito sul pensiero unico liberista: alla prova dei fatti è il vero tappo di bottiglia che un partito politico popolare potrebbe stappare per prendere la leadership in Italia.

E Warren -23287-5

Elizabeth Warren

2) troppo mercato e troppa influenza del capitalismo finanziario all’interno dell’economia di mercato.

3) La competizione è un mezzo per concorrere al raggiungimento del benessere del Paese. Così lo intesero i Padri costituenti. Oggigiorno invece la competizione è tutto, “la centralità assoluta attribuita alla competizione, con relativa, superficiale mitizzazione della cosiddetta meritocrazia, rispetto all’arte della collaborazione e alla gestione politica delle disuguaglianze”.

4) Per questa via, sono aumentate le disparità sociali, “i più forti hanno sì sovrastato senza remore i più deboli, ma alla fine hanno rotto il giocattolo dell’economia”. Ed è per questa ragione che il giovane Renzi ha scelto di abbandonare per strada le affinità politiche e culturali col Sindaco Santo Giorgio La Pira (www.giorgiolapira.org) uno dei Padri Costituenti, per andare a braccetto con i finanzieri delle Cayman che gli garantiscono una copertura mediatica ed un appoggio solido in vista di futuri impegni politici.

Ma, aldilà dei nomi, è nel complesso che il centrosinistra italiano ha dimostrato di non avere carte buone per dettare l’agenda politica.
Debole nel denunciare la incompetente arroganza dell’Agenda Monti, fragile nell’indicare una credibile via di uscita dalla crisi, rinunciatario nell’indicare nella moneta unica e nell’eurosistema il principale problema politico.

In sintesi, il PD e la coalizione di centrosinistra si sono cacciati da soli nell’angolo del dibattito, rifiutando di prendere la leadership politica a proposito di euro, separazione bancaria, dirigismo speculativo.
Per quanto lo si neghi, l’impianto culturale del liberoscambismo prevale e consegna ad altri il ruolo strategico di guidare il cambiamento!

L’economista Emiliano Brancaccio è chiaro in proposito: “tutti i partiti eredi più o meno diretti della tradizione del movimento dei lavoratori dovrebbero prender coscienza, in Europa, che il liberoscambismo, in particolare il liberoscambismo di sinistra, deve essere abbandonato in fretta. Il rischio maggiore, invece, è che tali forze politiche scelgano di restare arroccate a tutti i costi in difesa dell’euro e del mercato unico (Brancaccio, Bragantini, Pianta 2012). Così facendo, tuttavia, esse lasceranno praterie sempre più vaste di potenziali consensi nelle mani di forme nuove di nazionalismo ideologico, e al limite di nuove formulazioni dell’orrida triade di suolo, sangue e razza. Con il tracollo del Pasok e l’ascesa di Alba Dorata, e con le incertezze della stessa Syriza sull’euro, la Grecia costituisce in questo senso l’immagine più nitida del possibile futuro europeo che tanti aborriscono ma che pochi, in questo momento, si preoccupano di scongiurare. Occorrerà lavorare molto, io credo, affinché l’Europa non si tramuti entro qualche anno in un laboratorio sociale in cui magari verificare, questa volta, che la tesi storiografica del fascismo quale mera “reazione” era sbagliata, e che aggregazioni di stampo neofascista possono in realtà espandersi anche nell’assenza totale di movimenti rivoluzionari di matrice comunista. Qualsiasi possibile apporto a questo durissimo lavoro che ci attende dovrà ritenersi, a mio avviso, benvenuto”.
http://www.emilianobrancaccio.it/2012/11/30/dalla-crisi-della-moneta-unica-alla-critica-del-liberoscambismo-europeo-brevi-note-sulla-mmt/

*** ***

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