L’impero colpisce ancora, ma questa volta la resistenza si allarga.
Mentre capita non di rado che le star di Hollywood si immettano in questioni politiche internazionali senza aver capito la manipolazione geopolitica che c’è dietro, questa volta Sean Penn ha colto nel segno: difende l’Argentina contro l’impero britannico nel caso delle isole Falkland (le Malvinas in spagnolo), dicendo che il mondo non può tollerare la “dedizione ridicola e arcaica ad un’ideologia coloniale“.
I britannici, naturalmente, non hanno preso molto bene questa ‘ingerenza’ nei loro affari imperiali.
La stampa inglese si è scagliata contro l’attore americano accusandolo di voler costringere i sudditi britannici al rimpatrio e definendolo un “utile idiota” al servizio della presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner.
Le Malvinas sono un arcipelago nell’Oceano Atlantico vicino alla costa argentina che sono “proprietà” dell’impero britannico. Quando nel 1982 il governo argentino tentò di riprenderle i britannici sono intervenuti in modo massiccio, vincendo una breve guerra che mandò un chiaro messaggio ai paesi del terzo mondo: non ci provate, l’impero c’è ancora.
Nel febbraio 2012 Sean Penn ha incontrato la Kirchner e poi ha reso delle dichiarazioni pubbliche, chiedendo che vadano avanti i negoziati diplomatici tra i due paesi caldeggiati anche dall’ONU per arrivare ad una soluzione che metta fine allo stato coloniale delle isole.
In seguito Penn ha attaccato anche la visita del Principe William alle isole – con il dispiegamento di navi da guerra – definendola un chiaro tentativo di intimidazione.
Il ruolo dell’Argentina è particolarmente sensibile per l’élite britannica in questo periodo, grazie al fatto che il paese ha risposto con forza al crollo finanziario e economico del 2001, rifiutando di immolarsi sull’altare della finanza e lanciando un programma di investimenti pubblici e sviluppo dell’economia reale; tutto il contrario degli interventi di austerità e degli attacchi all’economia speculativa che dominano in Occidente.
Dieci anni dopo il default l’Argentina ora cresce ad un ritmo dell’8%.


