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MMT, manca la misura più urgente: Glass-Steagall (2° parte).

In Glass-Steagall on 6 marzo 2012 at 6:00

Nel corso del Summit MMT si è quindi riusciti a far passare concetti importanti, volti a dimostrare che la politica ha deciso di chiudere gli occhi dinanzi al processo di progressiva predazione dell’economia fisica a vantaggio del sistema finanziario.

(ndr: questo articolo, segue la 1° parte cui rimandiamo, cliccando qui)

Dunque, ci troviamo dinanzi alla precisa volontà di scardinare il sistema degli stati sovrani per ricondurli sotto l’ombrello di uno Stato europeo che è disposto a infliggere ai propri cittadini ogni tipo di sofferenza, forzando politiche di deflazione, riducendo la spesa pubblica e trasferendo il potere nelle mani di poteri assoluti che hanno il volto asettico delle elite tecnocratiche che operano a livello sovranazionale.

Una forma di governo che ha più i tratti di un impero coloniale che non quelli di una repubblica che alimenta il bene comune. Ma dal summit le posizioni riguardo all’uscita dall’Euro non sono state univoche, sebbene lo stesso Paolo Barnard ed i partecipanti al meeting si attendessero l’indicazione dell’agenda delle cose da fare per uscire subito dall’euro e la descrizione degli effetti immediati su imprese e famiglie di una scelta simile.

Ancora una volta, anche tra gli stessi relatori, è emersa una certa differenza di valutazione tra chi prospetta una fuga in avanti verso un super-stato europeo con una Banca centrale indipendente che faccia da prestatore di ultima istanza e chi spinge per il ritorno alla piena sovranità nazionale per i paesi europei.

Quel che il Summit MMT ha lasciato è dunque un senso di incompletezza.

Le analisi sono condivisibili, ma la presentazione dell’MMT quale modello alternativo si ferma alla tecnica economica.

Manca qualcosa, sebbene Auerbach e Black e l’assente, ma spesso citato, Randall Wray siano coinvolti nel progetto dell’Istituto Franklin e Eleanor Roosevelt, www.newdeal20.org.

C’è che l’alternativa dell’MMT resta all’interno del recinto dei sistemi monetari, agli antipodi di un sistema creditizio sovrano.

C’è stata una precisa domanda per conoscere se ci fossero differenze tra la loro idea di Banca centrale e la banca nazionale per il credito produttivo così come concepita da Alexander Hamilton, il primo Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.
La risposta non è stata completa anche per i tempi stretti del dibattito, ma dal Summit esce chiaro il richiamo a Keynes, tanto che lo stesso Paolo Barnard lo ribadisce nei suoi articoli.

Nel porgere quella domanda sul credito produttivo abbiamo sentito un bisbiglìo di sottofondo nella platea, in effetti si intendeva far emergere i principi cui si ispira la MMT. Così, appare evidente che la principale preoccupazione per la Teoria Monetaria Moderna è di immettere liquidità nel sistema per quel tanto che basta per giungere alla piena occupazione e non alimentare inflazione. Quale impiego avrà poi la moneta emessa poco importa.
Che si scavino pure buche per poi ricoprirle, o si assumano impiegati piuttosto che pagare stipendi per lavori socialmente utili poco importa.
Eppure facciamo notare che la concezione hamiltoniana di espansione del credito produttivo è lontana anni luce dalla semplice immissione monetaria che proponeva Keynes; se non si riconosce la differenza tra lavoro produttivo e lavoro a bassa intensità tecnologica, si disconosce l’importanza della politica dirigista di Hamilton, Lincoln e FD Roosevelt, considerata falsamente inflazionistica. E’ dimostrato invece che l’aumento di produttività del lavoro indotto dallo sviluppo di progetti ad alto contenuto tecnologico, aumenta la produzione senza creare inflazione, ripagando nel lungo periodo il debito creatosi.

Dagli interventi degli economisti nel corso della tre giorni MMT non si è percepita la consapevolezza dell’importanza della nozione di credito produttivo, più attenti a tenere il sistema in equilibrio formale piuttosto che mirare a sviluppare l’economia fisica e dare dignità all’unicità di ogni persona perchè sviluppi le capacità cognitivo-creative.

Occorre anche tener conto che parlare di deficit e suggerire di stampare moneta per riequilibrare il sistema senza ricollegarlo alle conseguenze immediate dell’esplosione dei prezzi delle commodities e del rifinanziamento delle bolle speculative è sintomatico di qualcosa che non quadra, per un Summit che nasce per essere alternativo ai sistemi finanziari predatori.

Ecco, ci si ferma a Keynes e ad Abba Lerner, prima di loro il diluvio, potremmo dire.

Enrico Mattei e Giorgio La Pira

Così nell’approcciare alle questioni, spesso si è preferito indicare ciò che non va, caricando la pars destruens, piuttosto che richiamare in termini positivi quelle tradizioni politiche che hanno visto interpreti di rilievo anche in Italia. Ecco, abbiamo ravvisato una certa modalità giacobina di resettare una storia intera, anche in Italia, piuttosto che citare figure come il patriota Enrico Mattei, Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira o Amintore Fanfani. Visto che si parlava ad un pubblico di giovani e meno giovani lo avremmo considerato un giusto modo per spronare a seguire i buoni esempi storici.

Non è che in Italia il miracolo economico sia stato frutto del caso, c’è stata una generazione di politici che hanno onorato la tradizione repubblicana e hanno fatto grande l’Italia.
Così pure per gli Stati Uniti si è omesso di ricordare le figure di Benjamin Franklin, Alexander Hamilton, Abramo Lincoln, Henry Carey, John Quincy Adams, Friedrich List, J.F. Kennedy.

Quello che più sorprende è che i docenti universitari venuti dagli Usa non abbiano proposto in maniera organica, ma solo di striscio e dopo precise domande giunte dal pubblico, uno studio storico e metodologico che ripercorresse la corrente economica che ha fatto grande quel Paese, meglio nota come Sistema americano di economia politica, che permise l’affrancamento dalla madrepatria britannica. Si è parlato di Franklin Roosevelt solo dopo le domande del pubblico fatte il sabato sera.

Ciononostante, ricordando l’esperienza rooseveltiana, non si è tenuto conto della verità storica, ovvero che FD Roosevelt non conoscesse Keynes e quando questi lo volle incontrare ad ogni costo, dopo l’avvio del New Deal, l’impressione che gliene fece fu pessima. Ci sono diverse testimonianze, tra cui quella di Frances Perkins in proposito, che avvalorano questa affermazione e c’è poi che Keynes uscì sconfitto da Bretton Woods, nonostante che si affermi ad ogni piè sospinto che Bretton Woods fu un progetto voluto da Keynes.

Ecco, così che anche nella domanda circa la urgenza di ristabilire lo standard Glass-Steagall di FD Roosevelt per la separazione bancaria, non si è andati oltre una risposta affermativa.
Dal tavolo dei relatori è giunto un secco: “giusto, facciamolo Glass-Steagall!”

Dando con quella risposta la prova che si mancasse insieme di coerenza e di concretezza, dato che molte delle persone accorse al summit domandavano indicazioni concrete per indirizzare il proprio impegno in Italia.

Intorno ai dubbi sui principi e sui riferimenti storici ci è apparsa nella sua evidenza la debolezza dell’apparato concettuale che arma la MMT, che si propone come alternativa al sistema dominante, quando invece non prende le distanze dal sistema monetarista globalizzato, ricorrendo a Keynes piuttosto che alla tradizione del sistema americano di economia politica.

La soluzione ruota attorno al ripristino della legge Glass-Steagall per stoppare il casinò mondiale dei titoli tossici e al ritorno ad un sistema di banche nazionali capaci di emettere credito per gli investimenti pubblici ad alto tasso di capitale per sottrarre gli Stati Sovrani dalla morsa dell’usura dei banchieri privati e delle banche centrali “indipendenti”.

Salviamo la gente, riformiamo la finanza nel segno del sistema americano di economia politica.

Fonte: le foto “Summit MMt 2012 Rimini” di Fabio Sisto sono riprodotte con licenza Creative Commons BY-NC-SA 2.0 e tratte da questa pagina.

  1. “Quale impiego avrà la moneta emessa poco importa. Che si scavino pure buche per poi ricoprirle, o si assumano impiegati piuttosto che pagare stipendi per lavori socialmente utili poco importa.”

    In realtà (o meglio, “per fortuna”), opportunamente imbeccati i relatori nella sessione Q/A di Domenica pomeriggio hanno ribadito che l’idea delle buche non è proprio l’ottimale (mi pare per bocca della *splendida* professoressa Kelton).

  2. Anche io ero al Summit, e mi sembra che l’articolo sia davvero ingeneroso. Per tanti motivi.
    1. Il taglio che si è voluto dare è stato molto divulgativo, per cui moti riferimenti che pure la MMT ha, con la riflessione economica precedente anche a Keynes, non sono stati fatti.
    2. Più volte è stata ribadita la necessità di mettere sotto controllo il sistema bancario. Black e Hudson hanno dedicato degli interventi a spiegare la crisi attuale, cercando di evidenziare il ruolo o meglio la responsabilità del settore bancario.
    3. L’insistenza sulla “creazione di moneta” è stata solo una deformazione prospettica data dalla nostra situazione: siamo nell’euro, e di sovranità monetaria non ne abbiamo più,
    eccetto per quello che possiamo influenzare il “nostro” Draghi. Per questo si è insistito così tanto su questo punto: o usciamo dall’euro, o otteniamo la possibilità di influire/controllare la politica economica della UE (cioè dovremmo rivedere tutta la “costruzione europa”… ) o non andiamo da nessuna parte.
    4. Tanti accusano gli MMTers di mancanza di concretezza e coerenza… Qualcuno ha letto (io no) i paper del Levy Institute, o del Centre of Full Employment and Equity? La concretezza della MMT, la sfida della MMT sta lì: garantire piena occupazione, limitare l’inflazione, permettere al paese di crescere. Qualcuno ha mai provato ad applicarla seriamente? No, l’unico che in qualche modo l’ha fatto è stato Roosevelt, citato, portato a esempio dalla Kelton domenica mattina (WPA, CCC, NYA; e sarebbe “merito del pubblico” se se n’è parlato??)
    Vabbè,
    cerchiamo di stare uniti.
    Chi non contro di noi è per noi

  3. “Il governo riconosce che le banche non possono più continuare a godere dei privilegi dell’attività privata a fini di lucro e al contempo dei salvataggi con denaro pubblico. Esse dovranno garantire una funzione unicamente di Interesse Pubblico. Il governo, fatto tesoro della catastrofe globale causata dalla deregolamentazione della finanza, dalla permessa fusione delle banche d’investimento con quelle commerciali, e dalla nascita del sistema creditizio cosiddetto informale (hedge funds, fondi pensione, assicurazioni…), decreta che l’Italia si oppone all’esistenza del settore finanziario speculativo in blocco e ne impedisce il funzionamento sul suo territorio nazionale.” (pag. 34 del manifesto Me-mmt di Paolo Barnard)

    Almeno leggeteli tutti i manifesti

    • 
      anche lei Paolo dovrebbe leggere bene il post. Mica per nulla, ma questo post lo pubblicammo nel marzo 2011, qualche giorno dopo la nostra partecipazione al summit MMT di Rimini, ma lei se ne esce con un commento acido un anno dopo citandoci dle materiale che è stato prodotto non si sa bene quando.
      Se almeno avesse letto con attenzione quanto scrivemmo, a domanda un relatore ha risposto sì a Glass-Steagall, ma il post spiega che non si dà peso a questo punto.
      Infatti, secondo il nostro punto di vista ci si concentra molto sull’aspetto monetario del deficit e sul fornire i fondi necessari, ma ci si dedica poco alla questione fondamentale della distinzione tra diversi tipi di attività economica. E lo diciamo a ragione veduta, perchè abbiamo partecipato all’MMT, e abbiamo registrato questa mancanza.
      Di fondo MMT manca di una visione, è fuori del tutto la prosettiva hamiltoniana, tanto è vero che ricordiamo che la Kelton dimostrò di non conoscere la figura di Alexander Hamilton (primo segretario al Tesoro degli Stati Uniti d’America).
      Magari avremo altro da dire sul punto a breve, con un nuovo post.
      Cari saluti

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