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Glass-Steagall: cui prodest?

In Glass-Steagall on 17 febbraio 2012 at 6:00

Nelle ultime settimane la causa della separazione bancaria sul modello della Glass-Steagall Act del 1933, modello che è rimasto in vigore negli USA e in Europa fino agli anni Novanta, ha fatto grandi passi in avanti.
Oltre ai dibattiti pubblici negli USA, in Svizzera e soprattutto in Francia – dove il candidato del partito socialista Francois Hollande ha voluto pronunciarsi nettamente a favore – in Italia è stato presentato un Disegno di legge al Senato che propone di stabilire la separazione tra le banche che raccolgono i risparmi dei cittadini e gli istituti che partecipano nella bisca speculativa mondiale in qualsiasi forma.
Nel corso della scorsa settimana, il Ddl n. 3112 a prima firma Peterlini ha avuto anche dei nuovi co-firmatari, compresi i Senatori Baldassarri, Caselli, Tofani, Allegrini e Basilio, (lista completa a questo post).

NOBIGBANKS ha iniziato la campagna di raccolta firme e adesioni a questa proposta fondamentale, e non sorprende che l’opposizione si sta già mobilitando. Per adererire alla Campagna per la raccolta firme “Ci metto la faccia e firmo!“, questo è l’indirizzo per firmare: http://www.firmiamo.it/nobigbanks

Cosa dicono gli oppositori della separazione bancaria? Conosciamo i “pro”, adesso passiamo in rassegna i “contro” ad un ritorno ad un sistema finanziario isolato dalla speculazione sui mercati internazionali.

Guardiamo insieme alcune delle obiezioni principali, espresse direttamente a chi porta avanti la battaglia ma che ritroviamo anche sulla stampa nazionale ed internazionale.

“Non possiamo tornare indietro di 20 anni”

“Non possiamo farlo solo noi, non funzionerebbe”

“Non risolverebbe davvero il problema”

“Non è necessario perché il peggio della crisi è stato superato”

“Non dovrebbe farlo l’Europa?”

Prendiamole una per una queste obiezioni, per spiegare perché in realtà non solo si può, ma si deve ripristinare Glass-Steagall se si vuole cominciare a riformare il sistema finanziario internazionale e salvare l’economia produttiva.

“Non possiamo tornare indietro di 20 anni”

Questa è la linea dei liberisti, coscienti o meno. E’ verisssimo che 20 anni fa in Italia le banche erano diverse, e non solo per via delle partecipazioni pubbliche.
Intanto stava nascendo proprio in quel momento il grande mercato dei derivati, con la creazione di una serie di bolle speculative che avrebbero da una parte gonfiato la finanza, dall’altra saccheggiato le attività produttive.
Forse sarebbe stato meglio aver evitato di partecipare nel processo di finanziarizzazione, rimanendo legate al finanziamento delle imprese e delle famiglie.

Si è detto che le banche italiane dovevano crescere per competere, e infatti ora competono in mercati dominati dalle bolle speculative, mettendo a rischio se stesse e anche la nostra economia.

“Non possiamo farlo solo noi, non funzionerebbe”

Ma il problema non è italiano, viene detto.
E’ verissimo, non parte dall’Italia e chi porta i paraocchi può anche dire che le banche italiane non sono state molto colpite dalle perdite speculative.
Naturalmente, però, questa argomentazione ignora la questione sistemica, e anche l’attacco all’Italia.
Il sistema italiano è andato in crisi a seguito di un attacco speculativo – in cui pure le grosse banche italiane hanno venduto derivati CDS per scommettere contro il proprio paese.
Il sistema della finanziarizzazione richiede profitti immediati che non si possono ottenere con l’economia reale.
Di conseguenza tutti sono a rischio. Un assetto bancario diviso bloccherebbe questo meccanismo perverso e distruttivo.

Poi che per funzionare a livello macro servano delle misure concertate a livello internazionale è chiaro; ma se nessuno si muove per primo non succederà mai.
In più, i benefici per la stragrande maggioranza degli italiani – ma un po’ meno per chi controlla le grandi banche – ci sarebbero anche subito.

“Non risolverebbe davvero il problema”

I problemi sistemici sono tanti: banche troppo grosse, distruzione del tessuto produttivo, tagli al bilancio e aumenti delle tasse, infrastrutture fatiscenti.
Tutti questi problemi hanno un denominatore comune: la finanziarizzazione dell’economia negli ultimi 30 anni, in parallelo alla deindustrializzazione e alla diminuzione del tenore di vita della maggior parte della popolazione.
Occorre il credito per ricostruire l’economia, i progetti tecnologici e infrastrutturali come traino, la sconfitta dell’ideologia antiumana di chi vuole vietare una vita dignitosa anche alle nazioni più povere.
Ma il primo passo è garantire che i bilanci statali non debbano più caricarsi delle perdite del casinò mondiale, e poi utilizzare i capitali per la gente e le imprese senza condizionamenti impropri da parte degli interessi speculativi internazionali.
E questo si può fare solo isolando l’economia reale dalla finanza, con la separazione bancaria primo passo indispensabile.

“Non è necessario perché il peggio della crisi è stato superato”

Ai più potrà sembrare ridicolo, ma in realtà questa linea si sta facendo strada negli Stati Uniti e non solo. Si dice che gli interventi forti delle banche centrali hanno stabilizzato la situazione e ora si tratta solo di avere pazienza e rispettare bene le regole; a quel punto l’economia si riprenderà naturalmente.

Certo, non siamo ancora ridotti tutti alla fame, ma in Grecia si procede velocemente verso questa direzione. Aspettiamo l’ultimo momento per muoverci? Le misure di “risanamento” stanno già facendo contrarre l’economia e con questo sistema l’unica ripresa sarà quella dei derivati, ma sempre a tempo limitato, fino al prossimo crac. Per gli altri potranno rimanere sole le briciole, mentre i bocconi grossi continueranno ad essere inglobati da un sistema parassitario e suicida.

Non dovrebbe farlo l’Europa?

Ormai siamo stati così condizionati dalla perdita di sovranità nazionale che molti neanche si pongono più la domanda: ma questa Europa cosa fa?
La ricetta della BCE si mostra catastrofica, e le istituzioni comunitarie ora si muovono apertamente insieme al Fondo Monetario Internazionale, come il braccio della finanza internazionale.
Lo scopo è di salvare l’attuale sistema in qualsiasi modo.

L’Europa delle nazioni si deve basare su un altro impianto: cooperazione tra nazioni sovrane su grandi reti e progetti.
L’attuale architettura europea promuove soprattutto l’abbraccio dell’austerità, anche a costo della sospensione (più o meno lunga) della democrazia.

In conclusione possiamo senz’altro dire che ci sono molti che non vogliono la separazione bancaria, e non ci sono dubbi che continueranno ad opporsi, contando sull’ideologia liberista e monetarista ormai diffusa a piene mani attraverso i media, la politica e l’università.
Tuttavia, una visione onesta della grave crisi odierna ci impone di trovare il coraggio di muovere i primi passi verso la soluzione: la separazione bancaria sul modello Glass-Steagall.

Riformiamo la finanza; salviamo la gente.

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