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Verso lo “sciopero di massa”… Lega docet

In Glass-Steagall on 31 gennaio 2012 at 11:29

Gli eventi degli ultimi mesi stanno scomponendo le categorie politiche e economiche degli ultimi anni.

Troviamo sempre più personaggi pubblici che annunciano il proprio sostegno per un cambiamento del sistema finanziario in linea con le proposte di Nobigbanks, mentre altre forze politiche che dovrebbero battersi per la difesa del benessere della popolazione le troviamo sull’altare con i liberisti doc della BCE e dei mercati internazionali.

In questo contesto si vede per esempio che il precedente Governo, grazie al ruolo svolto dall’ex Ministro Tremonti  – spesso in contrasto con i non pochi elementi liberisti all’interno dello stesso esecutivo -, ha in realtà denunciato prima degli altri l’arrivo della crisi ed ammonito l’intera comunità politica nazionale ed internazionale sul fatto che radicali politiche di austerity avrebbero compromesso la tenuta sociale del Paese.

D’altra parte, però, quel Governo non ha saputo/voluto andare oltre le denunce e superare l’attuale sistema dell’euro e della globalizzazione finanziaria (essenzialmente centrata sulla radicale liberalizzazione dei mercati finanziari).

Pertanto, se il Governo Berlusconi é stato responsabilmente deficitario nella lotta contro gli squali della finanza che dietro le strutture sovranazionali si celano, il Governo Monti non é altro che la longa manus di questi parassiti ingordi ed irresponsabili.

Così, le politiche montiane stanno attuando ciò a cui il precedente Governo si era opposto – non foss’altro per questioni di convenienza politica – provocando una protesta sociale che va configurandosi come un vero e proprio “sciopero di massa” secondo lo schema offerto da Rosa Luxemburg.

I Siciliani sono già partiti, così come molte categorie di lavoratori; molte altre sono prossime a farlo e stanno solo aspettando di vedere come si configurerà nella versione definitiva il “Cresci Italia”.

Tra questi ultimi, in particolare, ciò che deve preoccupare Monti é la piccola e media impresa del nord-est. Una loro agitazione non rappresenterebbe una mera protesta, ma sarebbe in grado di pregiudicare la stessa unità nazionale.

Si vede un paradosso anche nel ruolo della Lega, partito di “secessione” ma che in questa fase si rende importante proprio per mantenere l’unità nazionale di fronte all’assalto degli squali della finanza.

La Lega ha più di altri il polso della situazione della classe lavoratrice e produttrice italiana, e quindi la sua opposizione diventa non poco importante.

L’Italia non può morire per l’euro e per le banche d’affari internazionali.

I prossimi governanti dovranno dedicare tutto il loro tempo a reintrodurre Glass-Steagall ed a sensibilizzare in ogni sede internazionale, a mo’ di mantra, la riforma di tutto il sistema finanziario occidentale.

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